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Diario della Grande Guerra - a cura di Daniele Furlan

Le Battaglie dell'Isonzo

08 maggio 2015

Alla fine del 1915 oltre che sul fronte balcanico la guerra continuava ad imperversare anche sui fronti occidentale ed orientale, ove erano impegnate le truppe tedesche ed austroungariche, contro quelle francesi, inglesi e russe. Il conflitto anziché risolversi si allargava sempre di più, aumentando in continuazione il numero delle nazioni coinvolte; nessuno degli opposti schieramenti riusciva a prevalere nettamente sull’altro e questo non lasciava spazio ad alcuna previsione sul termine di una guerra che sembrava infinita.
Purtroppo a questa regola non faceva eccezione il fronte italiano: dopo le spaventose perdite subite nella terza Battaglia dell’Isonzo, la situazione all’interno dell’esercito italiano continuò ad essere pesante. I soldati erano ormai stanchi e demoralizzati dai continui assalti falliti in mezzo a rischi elevatissimi, e le condizioni in trincea, con l’inverno alle porte, si facevano ogni giorno più disperate. Il rancio era scarso e freddo, le mani e i piedi spesso immobilizzati e gonfi dal gelo, le uniformi sempre fradice e quando si asciugavano all’aria diventavano rigide come il legno. Ma Cadorna dal suo comando di Udine era convinto che le truppe austroungariche stessero per cedere.
L’11 novembre 1915 venne perciò ordinata la ripresa degli assalti dando così inizio alla 4ª Battaglia dell’Isonzo. I soldati italiani andarono all’assalto dei monti Sabotino, Calvario e San Michele, ma i risultati furono nulli. A peggiorare la situazione ci pensò il Comando Supremo Alleato, che consiglio di bombardare Gorizia nonostante fosse ancora abitata dai civili; le bocche di fuoco italiane colpirono la città isontina che divenne la prima città abitata ad essere quasi completamente distrutta da un bombardamento. Un episodio ancor più grave se si considera come questa azione non portò alcun vantaggio a livello tattico-strategico, infatti il 5 dicembre 1915 la quarta battaglia dell’Isonzo venne ufficialmente sospesa.
La 5ª Battaglia dell’Isonzo durò dall’11 al 15 marzo 1916; organizzata frettolosamente su richiesta della Francia, affinché i tedeschi alleggerissero la pressione sul fronte occidentale non portò ad alcun risultato concreto se non la perdita di 13.000 uomini, poiché una parte delle truppe si trovò nell’impossibilità di manovrare a causa dell’abbondante neve ancora presente, mentre l’altra parte venne bloccata dal fango che aveva messo fuori uso molto materiale bellico.
La 6ª Battaglia dell’Isonzo, nota anche con il nome di “battaglia di Gorizia” iniziò il 6 agosto 1916; le artiglierie allungarono il tiro per proteggere le fanterie che si spinsero all’assalto dei monti Podgora e Sabotino. L’azione ben congegnata riuscì perfettamente e colse di sorpresa gli austriaci; le truppe italiane si spinsero fin sulla riva destra dell’Isonzo tentando in alcuni casi il guado, ma passata la sorpresa iniziale gli austriaci con un contrattacco recuperarono parte delle linee perdute. Nella zona di Gorizia il 7 agosto ripresero le operazioni che portarono gli italiani alla conquista della città il 9 agosto, una conquista pagata a caro prezzo visto che i morti e feriti italiani di quella battaglia che terminò il 17 agosto, furono di 51 mila 232 uomini di cui 1759 ufficiali, mentre gli austriaci ebbero fuori combattimento 41 mila 835 uomini di cui 807 ufficiali.
La 7ª Battaglia dell’Isonzo fu ancor più breve in quanto durò dal 14 al 17 settembre 1916; Cadorna convinto che la perdita di Gorizia avesse indebolito l’esercito nemico, cercò di approfittare anche dell’entrata in guerra della Romania che in teoria avrebbe dovuto costringere gli austroungarici a trasferire nuove divisioni sul fronte balcanico. Invece le truppe asburgiche erano già preparate a tale evento ed il loro Comando non di fronte alcun uomo. In tre giorni di battaglia funestati dalla pioggia e dalle nebbie non venne ottenuto nessun successo ed entrambi gli schieramenti subirono perdite gravissime, che solamente da parte italiana misero fuori combattimento 20.333 soldati e 811 ufficiali.
L’8ª Battaglia dell’Isonzo fu altrettanto breve della settima poiché si esaurì fra il 10 e il 12 ottobre 1916; dopo le abbondanti piogge dei giorni precedenti, il 9 ottobre riprese il bombardamento alla prima linea austroungarica per proteggere l’attacco italiano, che prevedeva un’azione della terza e quarta Armata rispettivamente nella zona sud e nord del fronte. La seconda armata effettivamente consegui dei piccoli progressi, ma l’attacco della terza armata venne invece respinto dalla precisione dei fucilieri nemici. Senza che Cadorna e gli alti Comandi Alleati se ne rendessero conto quella resistenza fu di fondamentale importanza, poiché gli austroungarici stavano meditando di arretrare la linea fortificata due km più indietro e se l’esercito italiano avesse perseverato nell’offensiva sarebbe riuscito molto probabilmente a rompere il fronte avverso e proseguire sino a Trieste. Purtroppo anche il resoconto dell’ottava battaglia fu impietoso in termini di morti e feriti: 23.802 soldati e 782 ufficiali persi tra gli italiani e 39.808 soldati e 113 ufficiali persi tra gli austriaci.
La 9ª Battaglia dell’Isonzo si svolse dall’1 al 4 novembre 1916 ed il bollettino delle perdite segnò come fuori combattimento circa 39.000 italiani e 33.000 austriaci. Il rischio corso ad inizio ottobre aveva allarmato i vertici militari asburgici, poiché l’eventuale conquista di Trieste da parte dell’esercito italiano avrebbe cambiato molte cose sul fronte isontino. Approfittando di un miglioramento delle condizioni atmosferiche, il 1 novembre gli italiani ripresero i bombardamenti verso le linee nemiche ed il comando austroungarico, consapevole che se l’attacco fosse continuato lo sfondamento italiano sarebbe stato inevitabile, inviò l’ultimo battaglione di riserva che nonostante fosse sei volte inferiore come numero mantenne immutate le posizioni precedenti e non fece cadere il fronte.
La 10ª Battaglia dell’Isonzo si svolse fra il 12 ed il 28 maggio 1917 e nei piani di Cadorna avrebbe dovuto permettere all’Italia di gettare le basi per la conquista di Trieste. Per questo motivo venne preparata un’azione in grande stile che prevedeva l’attacco frontale della terza Armata, mentre tre corpi d’armata avrebbero dovuto aggirare le linee nemiche arrivando ad occupare le alture alle spalle di Gorizia. Il 12 maggio un fitto bombardamento verso le linee asburgiche anticipò come sempre l’imminente attacco italiano che scattò esattamente a mezzogiorno, e continuò nei giorni successivi alternando continuamente la conquista e la perdita, la riconquista e di nuovo la perdita degli avamposti austroungarici. Il 28 maggio i soldati italiani non riuscirono più a muoversi dalle loro posizioni e la battaglia terminò con il seguente bilancio: 44.000 perdite fra gli italiani e circa 76.000 fra gli austriaci.
L’11ª battaglia dell’Isonzo portò alla conquista dell’altopiano della Bainsizza ed ebbe luogo fra il 17 ed il 31 agosto 1917. Dopo la decima battaglia gli austriaci si erano ritirati su una linea di collina che andava dai monti Santa Lucia e Santa Maria, ai monti San Daniele e San Gabriele, appoggiandosi agli altopiani di Ternova e Bainsizza, che costituivano il terreno necessario al movimento delle loro truppe. Dall’inizio di agosto Cadorna stava preparando una nuova offensiva che in termini numerici avrebbe dovuto essere la più grande mai vista prima: spostò dodici divisioni sull'Isonzo ammassando mezzo milione di uomini ed attese pazientemente di essere rifornito di munizioni dalle industrie italiane. Il piano di azione prevedeva la conquista dei due altopiani da parte della seconda Armata, mentre la terza avrebbe dovuto superare la difesa del monte Hermada, ostacolo sulla strada verso Trieste. Il 17 agosto alle sei del mattino tutti i cannoni delle due armate aprirono contemporaneamente il fuoco, mentre nei pressi di Caporetto venivano gettate sull’Isonzo delle passerelle sulle quali la notte del 19 agosto passarono le truppe del 27º e 24º Corpo d’Armata. Nonostante i notevoli contrattacchi, gli austriaci non avevano più riserve per contrastare le avanzate italiane, e preso atto della situazione arretrarono la linea difensiva alle spalle dell'Altopiano della Bainsizza. I successivi 20 giorni costarono la vita a 25.000 soldati italiani ma gli obiettivi furono raggiunti, riuscendo a fare 11.000 prigionieri e ad appropriandosi di decine di cannoni nemici, tanto che a settembre l’operazione venne sospesa.

grande guerra

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news pubblicata il 08 maggio 2015


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