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Diario della Grande Guerra - a cura di Daniele Furlan

I Pionieri dell'Aria

22 maggio 2015

In un’ala della Scuola Ufficiali dei Carabinieri di Roma vi è un padiglione dedicato ai Carabinieri Pionieri dell’Aria, ed in particolare al tenente Ernesto Cabruna, eroe della Prima Guerra Mondiale. Sia lui che gli altri militari pionieri dell’aria meritavano tale riconoscimento, perché scrissero una pagina indimenticabile e gloriosa della Storia dell’Arma. Durante la Grande Guerra infatti non esisteva ancora l’Aeronautica Militare, che sarebbe divenuta Forza Armata solo il 28 marzo 1923, e i primi aerei venivano pilotati da soldati dell’Esercito e della Marina. Furono ben 173, tra ufficiali, sottufficiali e carabinieri semplici, gli uomini che pur permanendo nei ruoli dell’arma, entrarono a far parte del neo-nato Corpo Aeronautico Militare, combattendo generosamente al fianco dei colleghi di altri corpi, distinguendosi nelle maggiori battaglie del conflitto, e conseguendo complessivamente una Medaglia d’Oro, undici d’Argento e otto di Bronzo.
Fra tutti il carabiniere pilota che eccelse tra gli assi dell’aria fu il tenente Ernesto Cabruna, nato a Tortona (AL) il 2 giugno 1889, il quale a diciotto anni si arruolò nell’Arma. L’anno successivo, il 1908, partecipò alle operazioni di soccorso delle popolazioni calabro-sicule colpite dal tremendo terremoto. Nel 1911, con il grado di vicebrigadiere, partecipò volontario alla guerra italo-turca e in particolare all’occupazione del Dodecaneso. Allo scoppio della Grande Guerra era Comandante della Stazione di Salbertrand in Piemonte, ma offertosi volontario venne destinato al fronte sull’altopiano di Asiago ove meritò la Medaglia di Bronzo per l’opera di soccorso prestata ai feriti durante i bombardamenti austriaci. Nel maggio 1916 chiese di diventare aviatore e tre mesi dopo era pilota di aerei da ricognizione sulla Carnia. Nel giugno 1917, dopo esser stato promosso maresciallo, fu assegnato quale pilota di caccia Nieuport e S.P.A.D. VII alla 77a Squadriglia alle dipendenze della Terza Armata sul fronte del Carso e del Piave. 
Il 26 ottobre abbatté il primo degli otto aerei nemici che gli furono accreditati, e a novembre il secondo; per tali successi, e per aver dimostrato in ogni circostanza calma e sangue freddo ammirevoli, ottenne la sua prima Medaglia d’Argento. Ma fu il 29 marzo 1918 che portò a termine la sua azione più famosa: mentre stava sorvolando Conegliano, avvistò dieci caccia in servizio di scorta ad un aereo da bombardamento austriaco pronto a sganciare il suo carico di distruzione e morte. Nonostante l’inferiorità numerica non esitò a superare le barriere difensive nemiche, e giunto sopra i cieli di Ponte di Piave si scontrò con la squadriglia austriaca, riuscendo ad abbattere il capostormo e costringendo i gregari a rinunciare alla missione. Tale audacia fu premiata con la promozione per meriti di guerra a sottotenente e ispirò la celebre tavola di Beltrame apparsa sulla Domenica del Corriere n° 36 anno XX (8-15 settembre 1918) col titolo di “Uno contro undici”.
Ma a bordo del suo S.P.A.D. VII Cabruna fece meraviglie anche durante la battaglia del Solstizio che si tenne nel giugno 1918: abbatté un caccia su Trezze affrontando con rara audacia uno stormo di trenta apparecchi avversari, un altro sul cielo di Mussetta e un Draken (aerostato) su Ceggia, guadagnandosi la seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Il 26 settembre decollò da Marcon (VE) per una ricognizione sulle postazioni nemiche; finito il suo compito tornò a Castenedolo ma mentre era in fase di atterraggio dell'olio bollente fuoriuscì da una tubazione della pompa dell'olio rotta finendo sul volto del pilota che, accecato, perse il controllo dell'aereo il quale urtò il terreno capovolgendosi. Cabruna in quell’occasione riportò una grave commozione cerebrale, la frattura della clavicola destra ed escoriazioni in più parti del corpo. Curato all'ospedale militare di Brescia, tornò in prima linea dopo un solo mese di convalescenza e già il 31 ottobre distrusse due aerei austro-ungarici sorpresi a terra. 
Al termine del conflitto tutte queste imprese valsero ad Ernesto Cabruna, oltre alle due Medaglie d’Argento già conseguite in battaglia, anche una Medaglia d’Oro al Valor Militare che premiava globalmente il suo coraggio ed il suo eccezionale impegno in favore della Patria, così riportati nella motivazione: 
«Magnifico asso cacciatore dell’aviazione, nella perfetta esecuzione di ordini come in arditissime iniziative, in combattimenti sostenuti e vinti con incredibile audacia anche da solo contro numero stragrande di temuti e ben agguerriti avversari, spesso in stato cagionevole di salute, prodigò in ogni circostanza di guerra la sua meravigliosa instancabile attività, con tempra di romano eroismo. Nell’ultima grande offensiva, cui volle ad ogni costo partecipare, uscendo dall’ospedale ove era degente per ferita, pur avendo il braccio destro ancora immobile e dolorante e perciò trovandosi in condizioni di assoluta inferiorità, con inarrivabile tenacia di volere ed animosità, attaccava, in lontano campo di aviazione, vari apparecchi nemici pronti a
partire e ne incendiava due. In altra occasione si slanciava in mezzo ad un gruppo di trenta apparecchi nemici, abbattendone uno ed ostacolando agli altri il raggiungimento del loro obiettivo, essendo per lui la superiorità numerica del nemico stimolo ad ingaggiare la lotta.  Nelle più varie e difficili circostanze, dall’inizio alla fine della guerra, compiendo in complesso oltre 900 ore di volo, senza esitare di fronte alle più audaci imprese, rese alla Patria grandi e segnalati servizi. Aiello, ottobre 1917; cielo del Piave, giugno, luglio, novembre 1918.»
La promozione per merito di guerra conseguita in seguito alla celebrata impresa “Uno contro undici” fu invece così motivata:
«Avvistato e raggiunto, da solo, nel cielo di Conegliano un apparecchio nemico scortato da dieci caccia, fra i quali tre rossi, che si ritiene siano montati dai migliori "Assi" austro-germanici, rinunciò di darsi colà all'avventura pazza di affrontarli, cosa che però fece non appena li vide decisi a volgersi in territorio nostro, dando con sublime temerarietà combattimento, sempre da solo, a tutti undici, riuscendo, mercé abilissime manovre, ad isolare il rosso "capo pattuglia" e scompigliare e disperdere i rimanenti dieci, che, tutti alla spicciolata fuggirono planando in loro territorio rinunciando definitivamente ad effettuare la ricognizione o il bombardamento»
Nel primo dopoguerra partecipò all’impresa fiumana al fianco di Gabriele D’Annunzio e il 6 dicembre 1923 lasciò l’Arma dei Carabinieri per transitare nella Regia Aeronautica appena istituita. Promosso capitano, fu aiutante di volo del Comandante della Regia Aeronautica e collocato a riposo nel 1932. Si spense a Rapallo il 9 gennaio 1960.
La battaglia sopra ai cieli di Ponte di Piave gli valse la cittadinanza onoraria di Ponte di Piave, che gli fu conferita con deliberazione della Giunta Comunale del 13 novembre 1926. Al suo nome sono intitolate anche le sedi della Compagnia Carabinieri di Tortona (Al), e della Stazione di Marcon (Ve).


 

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news pubblicata il 22 maggio 2015


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