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Diario della Grande Guerra - a cura di Daniele Furlan

Ponte di Piave dopo Caporetto diventa avamposto nemico

28 maggio 2015

Dopo le giornate di Caporetto Ponte di Piave rappresentò uno dei punti più avanzati verso il Veneto ovest ove si spinse l’esercito austroungarico, infatti gli abitanti furono costretti a fuggire ed il paese soggetto all’invasione dell’esercito nemico. Dopo più di due anni di combattimenti pressoché statici sul fronte dell’Isonzo, inutili per l’esito del conflitto, ma costosissimi sotto l’aspetto delle perdite umane, ovvero soldati morti, feriti o fatti prigionieri, la ritirata di Caporetto aveva spostato il fronte di molti km più a est, sul Piave, dove l’esercito italiano era riuscito a bloccare l’avanzata nemica e mantenere le sue posizioni sulla riva destra del fiume. I bollettini di guerra di allora fanno pochi cenni precisi in merito alla collocazione geografica di Ponte di Piave, poiché spesso veniva individuato in maniera generica come zona del medio Piave, o del fronte Fagarè-Zenson, di certo vi è che rappresentando sulla sponda sinistra del Piave una posizione avanzata del nemico, fu soggetto all’opera distruttrice delle artiglierie italiane attestatesi sull’altra sponda. 
Il primo cenno indiretto relativo a Ponte di Piave si ha nel comunicato ufficiale del 14 novembre 1917, il quale recitava così: «Si combatte vivacemente alle Grave di Papadopoli e a Zenson, dove la nostra controffensiva è continuata ma non è riuscita a sloggiare completamente l’avversario». Da quel momento in poi le citazioni indirette cominciarono a divenire frequentissime, quella del 15 novembre 1917 declamava: «Nella pianura la lotta è continuata, ma i tentativi nemici di passare il Piave sono stati sventati: i reparti che passarono il fiume nei giorni precedenti sono rinserrati sempre più d’appresso nell’ansa di Zenson, dove sono stati controattaccati e vengono abbattuti dalle nostre batterie…». Il 15 novembre fu anche il giorno nel quale per la prima volta venne colpita la chiesa di Ponte di Piave; sul campanile era stato sistemato un posto di osservazione nemico, scoperto ben presto dagli artiglieri italiani che da quel giorno fecero della zona vicina alla chiesa e dell’adiacente stazione ferroviaria uno dei loro bersagli fissi, non concedendo più tregua a quell’area.
Uno dei bombardamenti italiani più rovinosi per Ponte di Piave fu quello relativo ad un’azione vittoriosa compiuta il 17 novembre 1917 così riportata dai bollettini di guerra: «Nel piano fra Salettuol e Barbarana, l’avversario sforzò all’alba il passaggio del fiume: sotto la protezione di violentissimo fuoco di artiglieria, le sue truppe passarono sulla destra… a Fagarè. Contro queste… fu rivolta l’azione decisiva e poderosa della 54ª Divisione, le cui truppe, Brigata Novara, (153 e 154) e 3ª Bersaglieri (17º e 18º Reggimento), hanno gareggiato di bravura. Alla fine della giornata restavano sul terreno numerosi soldati nemici. Erano condotti prigionieri circa 600 soldati e 20 ufficiali, ed i rimanenti addossati all’argine del fiume, erano battuti dalle nostre artiglierie che ne ostacolavano il ritorno all’altra sponda». Alla fine della giornata la zona fu completamente liberata dagli austroungarici, che furono ricacciati a Stabiuzzo e a Ponte di Piave, infatti il comunicato ufficiale del 18 novembre così riportava: «Ieri, lungo il Piave, con una travolgente avanzata reparti del 268º Fanteria (Brigata Caserta), in unione ad elementi di altri corpi, hanno completamente sgombrato dal nemico la zona di Fagarè.»
L’azione si svolse in questo modo: la posizione era tenuta dalla Brigata Novara, e precisamente dalla 4ª Compagnia, ma sorpassate le sentinelle i nemici giunsero sulla sponda destra del Piave, occupando tutta la strada “cimitero di Fagarè – stazione - strada provinciale - argine San Marco - via Zenson”. A quel punto l’assalto italiano fu decisivo: la 4ª Compagnia lanciabettighe, comandata dal sergente Ambrogio Marin di Covolo, si fece onore assicurandosi la vittoria ed anzi, dopo la cacciata degli austroungarici, tentò addirittura di forzare il passaggio sul Piave venendo però bloccata. Purtroppo durante i combattimenti il capitano che comandava quel settore venne ucciso, ma la 4ª compagnia venne spostata dalla sua posizione sul ponte e disposta presso la chiesa e il cimitero di Fagarè da dove, fino al marzo 1918, più volte passò il Piave per studiare le posizioni del nemico. Non era insolito in quel periodo, vedere le barchette utilizzate dai soldati del sergente Marin per attraversare il fiume, assicurate a riva con le corde delle campane tolte al campanile di Fagarè.
Il 27 novembre Ponte di Piave fu pesantemente bombardato dagli aerei italiani, infatti questo è il testo del bollettino ufficiale emesso il 28 novembre: «Sul medio Piave, le nostre batterie, coadiuvate dalle squadriglie aeree da bombardamento, hanno eseguito concentramenti di fuoco su ammassamenti di truppe e movimenti nemici. Quattro velivoli avversari furono abbattuti ed obbligati ad atterrare dai nostri aviatori.» Il 2 dicembre i soldati italiani provarono di nuovo il passaggio sul Piave ma il tentativo andò fallito, anche se il bollettino ufficiale non mancò di cogliere la parte positiva di quell’operazione: «Nella pianura del Piave, presso Fagarè, catturammo alcune imbarcazioni nemiche».
Ma durante il mese di novembre 1917 i combattimenti imperversavano lungo tutto il nuovo fronte, e la conferma è data dai seguenti bollettini di guerra a firma del generale Armando Diaz:
Bollettino di guerra 907 del 17 novembre: «Dall’altopiano di Asiago al mare, l’avversario, senza riguardo a perdite, rinnova gli attacchi delle nostre posizioni montane ed i tentativi di forzare nella pianura la linea del Piave. Le nostre truppe compari tenacia oppongono al nemico preponderante di numero valida difesa e lo contrattaccano di slancio.»
Bollettino di guerra 909 del 19 novembre: «Nella scorsa notte si ebbero vivaci azioni di artiglieria tra Garda e Astico. Sull’altopiano di Asiago, l’avversario eseguì violenti concentramenti di fuoco sulle nostre posizioni di M. Tondarecar - M. Badenecche senza però effettuare alcun attacco di fanteria. Nostri reparti in parziali azioni offensive rioccuparono elementi avanzati di trincee e catturarono 6 ufficiali e 202 uomini di truppa. A sud di Quero, poderose forze nemiche attaccarono le nostre linee Monfenera - M. Tomba.»
 
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news pubblicata il 28 maggio 2015


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