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Diario della Grande Guerra - a cura di Daniele Furlan

Preludio alla Battaglia del Solstizio

24 settembre 2015

Il maggior sostenitore dell’entrata in guerra degli Stati Uniti fu l’allora presidente W. Wilson, il quale dovette scontrarsi ed al tempo stesso intensificare la sua opera di convincimento presso l’opinione pubblica, che invece era molto scettica al riguardo. Le ragioni principali che egli portò a supporto della sua politica interventista furono principalmente due: la barbarie dell’esercito tedesco e la necessità di difendere la democrazia parlamentare, che aveva in Francia ed in Gran Bretagna i migliori esempi europei. Gli Stati Uniti ruppero le relazioni diplomatiche con la Germania nel febbraio del 1917, e due mesi dopo entrarono formalmente in guerra al fianco delle forze dell’Intesa e contro la Germania ed i suoi alleati. A pesare su questa decisione fu soprattutto la considerazione fatta dagli americani circa la necessità di difendere i loro interessi in Europa. Ciò nonostante il presidente Woodrow Wilson fu costretto ad imporre la coscrizione obbligatoria, visto lo scarso numero di arruolamenti volontari. Furono chiamati alle armi 1.800.000 uomini che dovettero essere addestrati, così come dovettero essere approntati i convogli marittimi protetti che, a seconda delle differenti necessità, avrebbero dovuto trasferire in Europa quel numero imponente di uomini. Tutto questo contribuì a far si che le truppe statunitensi giungessero nei campi di battaglia europei solamente nella primavera del 1918.

L’intervento degli USA nel conflitto servì a compensare la defezione di un altro importantissimo contendente: la Russia, nella quale l’esercito si disgregò a seguito della “Rivoluzione di ottobre”. Tutto iniziò nel marzo 1917 quando gli operai della capitale Pietrogrado diedero vita ad uno sciopero generale che si tramutò ben presto in un’insurrezione politica antizarista. I soldati che ricevettero l’ordine di sparare sui manifestanti, non solo si rifiutarono di eseguirlo ma addirittura fraternizzarono con loro. In seguito a tali eventi lo Zar Nicola II fu costretto ad abdicare, venendo in seguito arrestato assieme a tutta la sua famiglia. Nei ranghi dell’esercito impegnato nella Grande Guerra molti reparti si rifiutarono di continuare ad obbedire ai comandanti ed elessero dei soviet, ovvero dei loro gruppi rappresentativi, mentre molti soldati contadini abbandonarono il fronte e tornarono a casa, per partecipare alla spartizione delle terre dei grandi proprietari che sembrava un evento imminente. Il governo provvisorio decise di continuare la guerra, ma dopo un ultimo tentativo di offensiva fallito a luglio 1917 fu evidente che esso non poteva più contribuire alle sorti del conflitto. Fra il 6 ed il 7 novembre 1917 (fine di ottobre secondo il calendario russo) il governo provvisorio, formato da tutte le forze politiche di sinistra, venne a sua volta liquidato da un’insurrezione guidata da Lenin, il quale era rientrato in Russia sei mesi prima grazie alla complicità dei tedeschi i quali speravano, a ragione, che le sue idee rivoluzionarie potessero contribuire ad indebolire il nemico. Lenin assunse la guida di un governo rivoluzionario, il quale quasi immediatamente prese la decisione di terminare la guerra con la Germania firmando una pace senza annessioni e senza indennità con i tedeschi. Pace che fu raggiunta ufficialmente con la firma del trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918.

Nello stesso periodo sul fronte occidentale l’esercito tedesco stava scatenando “l’offensiva di primavera”, conosciuta anche come “battaglia per l’imperatore”, ovvero una serie di attacchi che almeno inizialmente sorprese i comandi alleati oramai convinti che le forze tedesche fossero prossime al crollo. Ma se, nell'immediatezza dell'attacco, il rinnovato vigore dell’esercito nemico provocò il panico nelle alte sfere degli eserciti alleati, dopo tre mesi le avanzate tedesche giunsero ad esaurimento avendo consumato ogni residua energia. Nel frattempo il Primo Ministro Francese, dando prova di astuzia diplomatica, cercò di destabilizzare la Triplice Alleanza pubblicando l’offerta di pace separata da egli proposta all’imperatore asburgico. Appresa la notizia il kaiser tedesco andò su tutte le furie e fissò un incontro a Spa (in Belgio) per il 31 marzo 1918 con lo stesso imperatore, durante il quale lo mise all’angolo proponendogli di promuovere assieme un’azione lungo il fronte italiano, purché egli lo sostenesse in un’azione analoga lungo il fronte occidentale contro la Francia. L’imperatore era alle prese anche con altri problemi, quali la diserzione di 200mila soldati ungheresi che assottigliò ulteriormente le già scarne divisioni asburgiche, tanto da costringerlo a chiamare al fronte anche la classe 1900, pur se nelle trincee però cominciassero a mancare le risorse basilari come armi, munizioni e soprattutto cibo.

Lungo il fronte italiano, e precisamente nella nostra zona del medio Piave, continuò una reciproca attività di fuoco fra le batterie dell’esercito invasore attestato sulla riva sinistra del Piave, e quelle dell’esercito italiano che resisteva e contrattaccava dalla riva destra, come riportato dai bollettini di guerra dell’epoca: «Nella giornata dell’11 marzo nostri aeroplani hanno bombardato campi di aviazione nemici, altri campi sono stati bombardati nella notte da cinque dirigibili. Sono state lanciate in complesso 7 t di bombe, e tutti i nostri aerei, malgrado il violento tiro dal nemico, sono ritornati incolumi alle loro basi sulla sinistra del Piave, anche un gruppo di aviatori britannici è riuscito ad abbattere due velivoli nemici.» «Nuova battaglia aerea il 29 marzo quando all’alba nostri velivoli hanno bombardato impianti ferroviari e campi di aviazione nemica, un velivolo è stato abbattuto dai nostri aviatori presso Ponte di Piave.» «Il 4 e 5 aprile lungo il Piave l’attività delle opposte artiglierie si è fatta a tratti più intensa. La nostra ha provocato qualche incendio nelle posizioni nemiche e distrutto passerelle di fronte alle grave. Il 6 aprile l’azione delle batterie nemiche moderata su tutta la fronte; la nostra artiglieria ha controbattuto il tiro avversario, colpito traini in movimento…; distrutto rafforzamenti… presso Ponte di Piave.» Ponte di Piave fu martoriato dal fronte di Salgareda e Zenson anche l’8 aprile, quando vennero affondate imbarcazioni nemiche e si effettuarono efficaci tiri di disturbo contro diversi lavoratori nemici, ed il paese venne ulteriormente danneggiato dai duelli d’artiglieria che si ripeterono i giorni 3, 12 e 17 maggio radendolo quasi al suolo.

 

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news pubblicata il 24 settembre 2015


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