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Diario della Grande Guerra - a cura di Daniele Furlan

Il regio esercito

04 marzo 2016

I Corpi e le Armi della Grande Guerra: gli Arditi
Il Corpo degli Arditi nacque durante la Prima Guerra Mondiale come un Corpo d’élite, composto da soldati scelti fra i più ardimentosi, forti fisicamente ed abili sia nella lotta all’arma bianca che nell’uso delle nuove armi da fuoco quali pistole mitragliatrici, petardi e granate. Qualcuno individua come antesignani degli Arditi quel gruppo di volontari d’ogni età e arma, riuniti nell’ottobre del 1915 dal capitano Baseggio in una unità denominata "Compagnia Esploratori della Morte". Infatti questo reparto composto da 13 ufficiali e 400 soldati si distinse per le coraggiose azioni di guerriglia poste in essere in Valsugana, ove però venne completamente distrutto durante un attacco al Monte Osvaldo nell’aprile del 1916. Quello stesso anno il Comando Supremo decise di premiare con la qualifica di militare ardito tutti coloro che si fossero resi protagonisti di gesta particolarmente temerarie, dando la possibilità che i prescelti potessero fregiarsi di un distintivo da portare al braccio quale monito e modello anche per gli altri commilitoni.
Sarebbe però spettato al colonnello Giuseppe Bassi, d’origini trevigiane, il merito di ideare e creare le "Fiamme Nere". Egli radunò nelle retrovie elementi volontari reclutati fra le truppe delle varie armi della II Armata e forní loro un addestramento speciale, infatti fu sotto la sua direzione che, tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate del 19l7, si costituì a Sdricca di Manzano il I° "Reparto d'Assalto" che fu consacrato in forma solenne ed ufficiale il 29 luglio 1917. Nell'agosto e nel settembre dello stesso anno, nel medesimo campo di Sdricca, si formarono altri cinque "Reparti d'Assalto", un esempio che fu seguito anche dalle altre Armate, le quali formarono altri reparti modellandoli sul progetto ideato dal colonnello Bassi, e così prima di Caporetto il nostro esercito poté contare su un totale di 27 battaglioni di Arditi.
I militari che dovevano far parte degli Arditi erano scelti su base volontaria, ma anche selezionati dai propri comandi in base al coraggio dimostrato e alle onorificenze ottenute. L’addestramento era molto duro e consisteva, oltre che nelle tecniche d’assalto, anche in prove di forza e di coraggio, al punto che molti di loro persero la vita già durante il corso. Oltre alle granate, l’equipaggiamento tipico degli Arditi era costituito dal pugnale, il moschetto, e successivamente anche da pistole mitragliatrici e lanciafiamme. Essi vestivano pantaloni all'alpina, giubbe aperte col bavero orlato di fiamme nere, maglie nere adorne di un teschio bianco ed il particolare distintivo al braccio sinistro.
Dopo il disastro di Caporetto, gli Arditi caddero per qualche tempo in disgrazia e furono riorganizzati pesantemente; il colonnello Bassi perse a sua volta prestigio ed invece di sopraintendere all'organizzazione degli Arditi quale ispettore, fu inviato a comandare un normale reggimento di linea. In particolare la riorganizzazione prevedeva la normalizzazione dei reparti , portati da 4, a 3 compagnie di 150 uomini ciascuna, a cui erano associati 3 sezioni autonome di mitragliatrici, 6 sezioni autonome di pistole mitragliatrici, 6 sezioni autonome di lanciafiamme, per un totale di 600 uomini circa. L'addestramento centralizzato nel campo di Sdricca, fortemente consigliato da Bassi, fu sostituito con campi d'addestramento specifici per ogni corpo d'armata, anche se il corso base rimase uguale a quello originale . Comunque sia in questa riorganizzazione si decise di dotare ogni corpo d'armata di un reparto arditi, momentaneamente rinunciando alla creazione di grossi reparti d'assalto.
Dopo un momento di incomprensione, i nuovi ufficiali furono molto colpiti dalla forma mentis e dalle pratiche d'addestramento degli Arditi, che tornarono nuovamente a raggiungere l'eccellenza grazie alla formazione di nuove reclute che riempivano i vuoti causati dalla ritirata. Anche se poco compresa dagli alti comandi, la specialità si stava molto ben distinguendo sui campi di battaglia e perciò nel 1918 si volle nuovamente riorganizzarla. I battaglioni dedicati al corpo d'armata presero la denominazione del corpo stesso e ne condivisero la numerazione, e vennero creati dei battaglioni particolari, come quello abbinato alla Divisione Alpina che aveva compiti autonomi. In quel periodo, nel quale la guerra volgeva al termine, gli Arditi chiedevano sempre più insistentemente la sostituzione delle pistole mitragliatrici Fiat 15/OVP con le nuove Beretta MAB 18, simili a quelle già in dotazione all’Esercito Americano, Inglese, Danese e Russo, ma di fronte all’impossibilità di adeguare gli armamenti, furono costretti a far di necessità virtù e finirono con l'utilizzare nello stretto delle trincee, dove il fucile con baionetta diventava ingombrante, tattiche "obsolete" come il corpo a corpo con il pugnale, al quale erano stati specificatamente addestrati.
L’addestramento infatti era condotto con serietà e spregiudicatezza: molta ginnastica, lotta corpo a corpo con armi e senza, lezioni di lancio di bombe a mano e tiri con fucile, lanciabombe, lanciafiamme e mitragliatrice. L’iter addestrativo culminava con l’assalto ad una collina tipo, che gli Arditi dovevano realisticamente assaltare sotto il fuoco di mitragliatrici e cannoni. La fama di maestria nell’uso di queste armi, concepite e sviluppate per violente azioni a contatto, conferirono agli Arditi una considerevole fama presso le fanterie nemiche, che li temevano più di ogni altro tipo di unità del nostro esercito. Essi erano impiegati nelle azioni più rischiose, e furono i primi a rivoluzionare e a rendere più elastico il concetto della disciplina, soprattutto in funzione del conseguimento di determinati obiettivi e scopi tattici. Un ulteriore motivo di decisiva differenziazione dalle altre specialità, fu costituito dal livello di motivazione che gli Arditi dovevano esprimere fin dalla loro entrata nel Corpo, in quanto il passaggio ai battaglioni d’assalto non poteva avvenire che dietro presentazione di esplicita domanda dell’interessato, il quale una volta dimostrata la sua idoneità, era ulteriormente assoggettato ad un periodo di prova. Venne così a crearsi nell’animo di tali combattenti, un senso di appartenenza al Corpo che contribuì al superamento della paura e dell’esitazione sul campo di battaglia, rendendoli motivo di invidia, ma anche di sospetto da parte degli estranei alla specialità.
I reparti d’assalto degli Arditi furono creati con l’intento di assolvere ai più difficili compiti della guerra di trincea, offrendo un modello positivo ed attivo di combattente, da contrapporre alla mentalità passiva tipica della guerra di posizione che si era affermata. Per marcare inequivocabilmente tale differenza, agli Arditi furono riservati un diverso trattamento ed anche una diversa divisa, infatti furono esentati dai turni in trincea, ebbero migliore vitto ed alloggio, un soprassoldo e, soprattutto, un regime disciplinare meno rigido e formale. In un certo senso gli Arditi furono gli uomini nuovi della guerra: agili, forti, ma soprattutto coraggiosissimi e sprezzanti del pericolo, sempre i primi negli assalti e nelle imprese più arrischiate, ebbero un ruolo di primo piano nello sfondamento della linea del Piave che permise nel novembre del 1918 la vittoria finale sugli eserciti austroungarici.

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news pubblicata il 04 marzo 2016


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