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Diario della Grande Guerra - a cura di Daniele Furlan

La Battaglia finale sul Piave

16 maggio 2016

Il fronte del Medio Piave dal 26 al 28 ottobre 1918
Durante la serata del 26 ottobre in questo settore del fronte la piena del fiume iniziò finalmente a diminuire e quindi il generale Caviglia diede ordine di cominciare nella notte le operazioni di traghettamento e la costruzione dei ponti per effettuare il passaggio in forze del Piave. Nello stesso tempo le truppe italo-britanniche che avevano occupato nei giorni precedenti l'isola delle Grave di Papadopoli, erano riuscite a consolidare le loro posizioni e respingere qualche contrattacco perciò sotto la copertura della nebbia serale fu possibile iniziare a gettare dall'isola i ponti verso la riva sinistra del Piave. Alle ore 21:00 tra Pederobba e le Grave di Papadopoli iniziarono le operazioni per traghettare i reparti d'assalto verso l’opposta sponda, e anche se inizialmente non ci fu reazione da parte degli austro-ungarici che avevano organizzato la linea di resistenza due chilometri più indietro, le vorticose acque del Piave continuarono ad ostacolare le manovre degli attaccanti. Ciò nonostante alcuni reparti di arditi a bordo di barconi raggiunsero la sponda sinistra di sorpresa e sul ponte subito costruito, complice l’oscurità della notte, transitarono una divisione d'assalto, le brigate Cuneo e Mantova, un reggimento della brigata Messina e un gruppo di artiglieria da montagna. Ben presto però l’inizio di un fuoco di sbarramento dell’artiglieria austro-ungarica, supportata dai riflettori che scandagliavano le posizioni italiane, ed il nuovo peggioramento delle condizioni atmosferiche, costrinsero alla sospensione delle operazioni.
A partire dalle ore 12:30 del 27 ottobre ebbe inizio anche l'operazione di attraversamento del Piave da parte della Decima Armata del britannico Cavan e, preceduti dal fuoco dell'artiglieria italiana e dall'intervento dei cannoni delle batterie britanniche, anche il Quattordicesimo Corpo d'Armata del generale Babington e l’Undicesimo Corpo Italiano del generale Paolini, poterono passare raggiungendo la riva destra dal villaggio di Salettuol, prima approdando sulle isole delle Grave di Papadopoli già conquistate in precedenza, e quindi sulla riva sinistra. Nonostante la violenza della corrente e i problemi tecnici, le truppe anglo-italiane riuscirono facilmente a prendere piede oltre il Piave poiché la resistenza nemica inizialmente fu debole. Subito dopo aver attraccato, la Settima Divisione britannica procedette in direzione di Borgo Malanotte contrastata da una divisione austro-ungarica, mentre più a sud la Brigata Foggia e un reggimento bersaglieri marciarono con difficoltà, a causa del terreno paludoso e della resistenza nemica, fino a Roncadelle e Stabiuzzo. Le operazioni terminarono però con successo, poiché venne costituita una solida testa di ponte e vennero catturate alcune migliaia di prigionieri e circa quaranta cannoni. 
L'evoluzione favorevole alle Grave di Papadopoli convinse il generale Caviglia a modificare i suoi piani. Nonostante le notizie negative provenienti dalla maggior parte dei punti di attraversamento, il comandante dell'Ottava Armata appariva risoluto e deciso a perseverare, infatti fin dalle ore 07:00 aveva rassicurato i suoi sottoposti e ordinato di adottare il piano di emergenza già preparato precedentemente. Il Diciottesimo Corpo d’Armata del generale Luigi Basso avrebbe attraversato il fiume alle Grave di Papadopoli utilizzando i ponti della Decima Armata, e quindi marciando lungo la riva sinistra verso Nervesa e i ponti della Priula, avrebbe sbloccato la situazione favorendo il passaggio dell’Ottavo corpo che era sempre fermo a sud del fiume. 
Il comando della Sesta Armata austriaca attaccata lungo il Piave non sembrò molto preoccupato per la costituzione delle due teste di ponte nemiche, e nel corso della giornata continuò a considerare favorevolmente la situazione, infatti pur se alcuni reparti, prevalentemente ungheresi, avevano mostrato segni di cedimento nel complesso l'armata rimaneva in efficienza ed erano attese tre divisioni di rinforzo per contrattaccare ed eliminare la testa di ponte di Sernaglia, mentre altre quattro divisioni avrebbero dovuto attaccare le forze italo-britanniche della Decima Armata. A preoccupare sempre più il generale Boroevic, responsabile del gruppo d'armate schierato sul Piave, erano piuttosto le defezioni tra le truppe ungheresi e slave e le numerose richiese dell’uso della forza per reprimere gli ammutinamenti, ma egli sperava ancora in un esito non sfavorevole della battaglia difensiva.
Il 28 ottobre fin dalle ore 07:00 la manovra ordinata dal generale Caviglia alle Grave di Papadopoli era in pieno svolgimento: sui ponti della Decima Armata di Salettuol e Palazzon, alle ore 12:00 attraversarono il Piave le unità del Diciottesimo Corpo d'Armata del generale Basso. Passarono per prime le brigate Como, Bisagno e Sassari, che raggiunsero la riva sinistra e nel pomeriggio avanzarono decisamente verso nord-ovest per intercettare la strada Treviso-Udine, mentre le brigate Como e Bisagno occuparono alcuni villaggi e si avvicinarono a Susegana, nei pressi dei ponti della Priula, dove era rimasto bloccato l’Ottavo Corpo d'Armata, catturando molti prigionieri. Il generale Caviglia in serata poté comunicare al re Vittorio Emanuele III che la manovra laterale del Diciottesimo Corpo aveva raggiunto il suo obiettivo, sbloccando la precaria situazione dell’Ottavo Corpo, passato al comando del generale Grazioli. Raggiunse decisivi successi anche la Decima Armata del generale Cavan che superò la resistenza del Sedicesimo Corpo austriaco, mentre i britannici occuparono Tezze di Piave e, in collegamento con la brigata Como, si avvicinarono alla linea del fiume Monticano dove riferirono che il nemico era ancora numeroso e combattivo. La situazione degli austro-ungarici si aggravò però nel pomeriggio: la Quinta Armata si ritirò verso il fiume Monticano, mentre l'ala sinistra della Sesta Armata, attaccata dal Diciottesimo corpo italiano, dovette a sua volta abbandonare le posizioni. In serata gli austro-ungarici inviarono altre tre divisioni per contrattaccare gli italo-britannici, ma gran parte di queste forze di riserva defezionarono e solo otto battaglioni rimasero disponibili. A quel punto anche la linea del Monticano divenne in pericolo e gli austriaci cominciarono a ritirarsi disordinatamente dietro il fiume.
 


news pubblicata il 16 maggio 2016


 
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