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Diario della Grande Guerra - a cura di Daniele Furlan

La Battaglia finale sul Piave

30 maggio 2016

Il fronte del Piave dal 29 ottobre 1918
La situazione sul fronte del Piave si stava evolvendo in modo sempre più favorevole agli italiani, infatti l’intera Ottava Armata del generale Caviglia, coadiuvata dal Ventiduesimo Corpo, una volta passata sulla riva sinistra del Piave poté iniziare l'avanzata in profondità senza incontrare molta resistenza occupando Pieve di Soligo, Solighetto e Refrontolo. Lo stesso avvenne per l’Ottavo Corpo comandato dal generale Grazioli, una parte delle cui truppe dopo aver attraversato il fiume marciò fino a Santa Maria di Feletto, mentre un’altra avanzò sulla direttrice Susegana-Manzana-Vittorio Veneto. Sul ponte della Priula attraversò l'intera Seconda Divisione d'assalto che raggiunse e liberò Susegana. Contemporaneamente il Ventitreesimo Corpo d'Armata avanzò rapidamente verso nord riconquistando Ramera dove però incontrò la dura resistenza dei reparti austro-ungarici schierati per proteggere Conegliano.
Nel corso della notte fra il 29 ed il 30 ottobre la Sesta Armata austriaca aveva continuato la sua confusa e difficile ritirata dopo aver rinunciato a contrastare la testa di ponte nemica sul Piave. Nel settore della Decima Armata del generale Cavan le truppe britanniche avanzarono verso Sacile dove incontrarono ancora dura resistenza. Venne raggiunto il fiume Livenza a Francenigo, il fiume Monticano a Fontanellette, mentre la Ventitreesima Divisione italiana deviò la sua avanzata verso destra per favorire il passaggio del Basso Piave della Terza Armata che liberò Oderzo e si avvicinò a Ponte di Piave. Altri ponti furono costruiti sempre sul Basso Piave, e precisamente a Salgareda, dove attraversò dopo alcune difficoltà la Brigata Ionio, a Romanziol, dove passò la Brigata Ferrara, a San Donà di Piave, dove le Brigate Cosenza e Sesia dopo aver attraversato liberarono la cittadina. La Brigata Granatieri di Sardegna e il Reggimento della Marina attraversarono il fiume a Chiesanuova e Revedoli.
Nel pomeriggio del 30 ottobre gli austro-ungarici iniziarono la ritirata resa difficile dal terreno fangoso ma favorita in parte anche dalla scarsa pressione degli italiani, che avanzarono prudentemente verso il Livenza.
Dal 1º novembre le operazioni dell'Ottava Armata assunsero il carattere di un inseguimento dell'esercito austro-ungarico in rotta verso i confini dell'impero, tanto che il generale Caviglia scrisse nelle sue memorie che a partire dal quel giorno le sue truppe dovettero affrontare solo scontri sporadici con le retroguardie nemiche, e che il suo compito si limitò all'assegnazione delle direttrici di avanzata e alla delimitazione delle zone di marcia assegnate ai vari corpi della sua armata.
Durante l'avanzata le avanguardie mobili di ciclisti e autoblindo italiane ottennero alcuni brillanti successi riuscendo a sorprendere e catturare un gran numero di truppe austroungariche, disordinate e demoralizzate, in quel di Ponte nelle Alpi. Lasciarono solo piccoli nuclei a fuggire verso Longarone mentre a San Quirino fu attaccata e sbaragliata dalle unità celeri italiane una divisione ungherese. Le divisioni del Ventiduesimo Corpo del generale parteciparono all'inseguimento e avanzarono oltre la Livenza verso Spilimbergo, mentre le Brigate Campania, Mantova e Piemonte, liberarono Mel, Trichiana, Farra e Limana mentre un Reggimento della brigata Porto Maurizio raggiunse e occupò Belluno. Nel frattempo sul campo di battaglia le truppe austro-ungariche erano completamente esauste, e quando la notte del 3 novembre ricevettero l’ordine di cessare i combattimenti, si convinsero della fine della guerra e praticamente non opposero più resistenza alcuna. Molti soldati presi dal panico e dalla demoralizzazione fuggirono senza opporre alcuna resistenza, molti altri si arresero e il caos divenne generale, tanto che alcuni comandanti austriaci, ritenendo di fatto finita la guerra, protestarono per il proseguire delle azioni aggressive italiane. Ma l’alto comando italiano aveva dato precise disposizioni alle armate: la guerra sarebbe continuata fino alle ore 15:00 del 4 novembre e quindi le truppe dovevano avanzare senza sosta per raggiungere nelle poche ore di guerra rimaste il massimo degli obiettivi e catturare il maggior numero di prigionieri, di armi e materiali del nemico.


 



news pubblicata il 30 maggio 2016


 
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